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Come recita il fiume

 

Una indagine sul concetto di asilo e di migrazione, intesi come immunità concessa anticamente a chi (schiavo, fuggitivo, delinquente, prigioniero di guerra) si rifugiava in un luogo sacro (edificio, recinto, bosco o monte consacrato alla divinità) o presso una cosa sacra (altare, statua degli dei) e come movimento d’insieme di particelle per effetto di un campo di forza o del trascinamento da parte di un fluido in cui si trovino.

Incontrando il fiume Enza e Abdoulie, i due artisti riflettono concettualmente sulla casa come rifugio, sul viaggio e l’attraversare, sul fiume che unisce e divide.

 

Conta. Conta senza fermarti mai.

E ogni passo è un sasso rosso.

Un asilo.

Un luogo sacro. Un tempio dove trovare rifugio.

Come recita il burrone. Come recita il fiume.

 

 

An investigation into the concept of asylum and migration, understood as the immunity granted in

ancient times to who (slave, fugitive, delinquent, prisoner of war) took refuge in a sacred place

(building, enclosure, forest or mountain consecrated to the deity) or at a thing sacred (altar, statue of the gods) and as an overall movement of particles due to a force field or drag by a fluid they are in.

Encountering the river Enza and Abdoulie, the two artists conceptually reflect on the house as a

refuge, on the journey and the crossing, on the river that unites and divides.

 

Count. Count without ever stopping.

And every step is a red stone.

An asylum.

A sacred place. A temple where to find refuge.

As the ravine plays. As the river plays.