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Tutto torna. Nella scatola

 

Un cielo fisso. Le stelle, tutte delle stesse dimensioni, della stessa intensità, sono fatte vibrare poco alla volta: è il movimento dei corpi che spostando la propria massa da una parte all’altra compongono e scompongono agglomerati di punti bianchi come fossero galassie.

Un cielo finto. Un cielo proiettato contro un muro. Un cielo creato usando un proiettore la

cui matrice esaurendosi giorno per giorno produce all’interno del rettangolo nero pixel bianchi tutti uguali. I pixel sono così la nuova ed unica unità di misura di questo cielo tecnologico, unici punti di luce di questo schermo che osserviamo, come le stelle lo sono nel cielo che ci circonda.

L’installazione presentata dagli artisti esplora il tema della dicotomia tra predestinazione e caos, la divisione di un’unica identità universale in due unità.

A fixed sky. The stars, all identical in size, intensity are made resonate litte by little: it is the body’s movement that compose and decompose sets of white spots like galaxies.

A fake sky. A sky projected on a wall. A sky made using a projector in which the matrix running out day by day creates white identical pixels on a black rectangle. Pixels become the single new unit of measurement of this tech sky, spots of light of this screen, like stars in the sky.

The artists explore the theme of dicotomy between predestination and chaos, the division of one universal identity in two unity.

 

text by Valeria Saggion